L’empatia si impara sui banchi, ma senza improvvisazione
di Francesca Mugnai
In Francia la cura e il rispetto degli animali sono entrati a pieno titolo, da qualche tempo, nei percorsi scolastici. Non come attività “in più”, non come progetto accessorio una tantum, ma come scelta educativa consapevole.
L’idea è chiara: educare al rapporto con gli animali significa educare alla cittadinanza, al rispetto dell’altro e alla responsabilità.
Un cambio di sguardo prima ancora che di leggi
Il quadro normativo francese va in questa direzione da tempo. Senza addentrarsi nei tecnicismi, dal 2015 gli animali non sono più considerati semplici beni, ma esseri viventi dotati di sensibilità. Un passaggio culturale prima ancora che giuridico, che rafforza la tutela del loro benessere e afferma un principio fondamentale: l’essere umano ha una responsabilità morale verso gli animali. Anche il recente inasprimento delle norme contro il maltrattamento richiama un punto centrale per la scuola: il legame stretto tra violenza sugli animali e violenza sociale. Educare al rispetto, fin da piccoli, è anche una forma di prevenzione.
A scuola: empatia, limiti e diversità
Nella scuola primaria questi temi trovano spazio all’interno dell’educazione morale e civica. Attraverso racconti, osservazione della natura, confronto tra bisogni umani e animali e regole di rispetto condivise, i bambini sono guidati a riconoscere sensibilità, limiti e diversità. In questo modello l’empatia non è solo tra persone: include gli animali e l’ambiente, preparando a una cittadinanza più consapevole, responsabile e, in prospettiva, più umana.
Bene dunque l’esempio della Francia. Bene che l’empatia attraverso gli animali diventi materia di studio, anche perché detta delle regole e supera la rischiosa improvvisazione.
Quando l’entusiasmo non basta
Inserire gli animali nei programmi scolastici senza una vera cornice etica ed educativa è un’occasione mancata. In molti contesti – in Italia spesso – si assiste a iniziative improvvisate, dove l’animale “entra in classe”, ma non porta con sé il valore della diversità, della responsabilità e del rispetto. L’entusiasmo dell’insegnante, se non accompagnato da competenze specifiche e conoscenze adeguate, rischia di impoverire questa grande opportunità, invece di valorizzarla. Rischia anche di mettere in difficoltà i bambini, la classe, gli animali stessi. Non più fonte di benessere, ma fonte di stress, per gli esseri umani e per l’animale.
Educare è scegliere come farlo
Esistono linee guida precise sugli Interventi Assistiti con gli Animali e una tradizione pedagogica che invita alla gradualità, alla preparazione e alla tutela del benessere animale. Perché l’empatia non nasce dal contatto casuale, ma da un’educazione intenzionale. E, come spesso accade, le cose fatte bene – con misura, serietà e rispetto – sono anche quelle che durano di più.
Nella foto: Galileo in classe







