Lutto per un animale: un dolore autentico che merita ascolto
di Francesca Mugnai
Chi ha vissuto con un animale lo sa: cane, gatto, coniglio o pappagallo non sono “solo animali”, ma compagni di vita. Condividono con noi la quotidianità, diventano confidenti silenziosi, ci accolgono nei giorni bui e si fanno festa nei giorni luminosi. Per questo, quando muoiono, lasciano un vuoto che non può essere banalizzato. È un lutto a tutti gli effetti, spesso non riconosciuto socialmente, ma reale nella sua intensità emotiva.
Un lutto spesso invisibile
Molte persone che perdono un animale raccontano di sentirsi incompresi o giudicati. Frasi come “era solo un cane” o “prendine subito un altro” feriscono e isolano. In psicologia parliamo di lutto non legittimato: un dolore che non trova riconoscimento sociale, ma che può avere effetti importanti sulla salute emotiva e sulle relazioni quotidiane.
Non è raro che chi soffre scelga di tacere, temendo di non essere preso sul serio. Eppure, dare voce al dolore è il primo passo per elaborarlo.
Perché fa così male
La scienza lo conferma: la relazione uomo-animale stimola la produzione di ossitocina, lo stesso ormone che regola il legame tra madre e figlio. Non si tratta quindi solo di affetto “sentimentale”: il corpo reagisce, ci sentiamo rassicurati, protetti, accompagnati. Perdere un animale significa perdere una base emotiva certa, una presenza che dava senso e ritmo alle nostre giornate.
Bambini e prime esperienze di morte
Per un bambino, la scomparsa di un animale può essere il primo contatto con la morte. Non è raro che la perdita del cane o del gatto rappresenti una sorta di “prova generale” rispetto a perdite future più complesse, come quella di un familiare umano.
Spiegare con sincerità, usando parole semplici e rispettose, è fondamentale. Parlarne fa bene, anche ai bambini, accompagnando la spiegazione con gesti di vicinanza e di ascolto.
Un nuovo animale?
La domanda sorge spontanea: è giusto prendere subito un altro animale? La risposta è: dipende. Nessun essere vivente sostituisce un altro. Ogni animale è unico. Accogliere un nuovo compagno ha senso quando si è pronti a riconoscerlo come “altro”, non come “copia” del precedente. Farlo troppo presto può essere generatore di confusione, soprattutto per i bambini. Serve tempo, rispetto e consapevolezza.
Quando chiedere aiuto
Per alcuni il dolore passa col tempo, per altri diventa schiacciante. Se la perdita invade la vita quotidiana, se si fa fatica a superarlo, può essere utile rivolgersi a un professionista. Non è segno di debolezza, ma un atto di cura verso se stessi. Sempre più spesso i pazienti mi chiedono di affrontare il lutto del proprio animale, argomento su cui sono specializzata. È importante farlo e farlo in tempo, sia di persona che online. Analizzare, parlare, affrontare il tema, senza paura di giudizi, senza sminuire, senza derubricare il dolore, permette di affrontarlo, comprenderlo, trasformarlo.
Qualcosa sta cambiando
Qualcosa si sta muovendo nel riconoscimento del lutto per l’animale, sia da parte delle persone che, appunto, sempre più spesso chiedono aiuto, sia da parte delle istituzioni: a luglio è stata presentata una proposta di legge dal deputato Devis Dori per prevedere tre giorni di permesso retribuito in caso di morte e otto ore all’anno per malattia di cani o gatti domestici.
Se ne parla di più e lo farà anche io con la pubblicazione a breve in Italia del volume “Perdere un animale. Lutto e intervento terapeutico” (Hogrefe editore), a cura di Lori Kogan e Phyllis Erdman, edizione italiana a mia cura, di Francesca Mugnai.
La trasformazione
Il lutto per un animale non è un “dolore minore”: è un passaggio delicato che merita ascolto, riconoscimento e rispetto. In natura impariamo che ogni ciclo di vita prevede la perdita, ma anche la trasformazione. Così accade dentro di noi: ciò che abbiamo condiviso con il nostro animale resta, cambia forma e diventa parte della nostra storia. Non si cancella il dolore, ma si riconosce e trasforma, permettendo di mantenere un legame interiore sano con chi non c’è più.
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