Essere genitori nell’era moderna, tra stress e bisogno di respirare
di Francesca Mugnai
Essere genitori oggi è un po’ come cercare giocare a Tetris, tra lavoro, telefonate, call, impegni dei figli scolastici ed extrascolastici…In un mondo che corre veloce, pieno di notifiche e scadenze, la genitorialità è diventata una vera e
propria maratona emotiva in cui siamo come criceti, che girano girano nella ruota, ma poi restano sempre lì. E l’ansia ci attanaglia.
Sempre più spesso, mi capita di accogliere nel mio studio in natura mamme e papà sopraffatti dallo stress dell’essere genitori nell’era moderna. Stanchi, a volte smarriti. Già il fatto di venire in campagna, in un bosco, di parlare nel silenzio della natura col solo suono non dei cellulari, ma degloi animali, permette di sentirsi meglio. Di respirare. Perché la natura non giudica. Il resto del mondo sì.
Genitori moderni, stress antichi e rinnovati
Lo stress genitoriale non è una novità, ma quello di oggi ha qualcosa diverso. I genitori non si confrontano più solo con la scuola, i compiti e le regole, come facevano le nostre madri e i nostri nonni. Oggi si parla di identità digitale, iperstimolazione, burnout educativo, ansia da prestazione. E se ce l’hanno i figli a livello scolastico e di immagine con i coetanei, ancora più ce l’abbiamo noi genitori. Molti si chiedono: “Sto facendo abbastanza per mio figlio? Lo sto proteggendo o lo sto limitando? E se sbaglio qualcosa, quali saranno le conseguenze sul suo futuro?”
Un caso concreto
Lucia, mamma di Leo, 13 anni, è arrivata da me dopo mesi di insonnia e continue discussioni in casa. Leo aveva cominciato a isolarsi, passava ore al computer e rispondeva male a ogni tentativo di dialogo. Lucia si sentiva impotente, inadeguata. “Non lo riconosco più. E io non so più chi sono come madre”, mi ha confidato.
Abbiamo iniziato con delle sessioni di camminata nei boschi, fuori da sguardi, rumori, richieste continue. Solo lei, io e la natura. I passi davano il ritmo alla conversazione. Lucia ha potuto rallentare anche dentro. Abbiamo lavorato sul respiro, sulle emozioni, sull’accettazione dei propri limiti. Ha imparato a osservare senza giudizio e a riformulare la comunicazione con suo figlio. Dopo alcune settimane, è tornata da me dicendo: “Ho smesso di voler risolvere tutto. Ho iniziato ad ascoltare”.
Padri tra controllo e fragilità
Un altro padre, Marco, separato, si sentiva in costante competizione con la madre dei suoi figli. Ogni weekend con loro era un’esibizione: doveva essere il babbo perfetto, divertente, amico, ma autorevole, severo, ma accudente. Il risultato? Non era mai “abbastanza”. Ma non agli occhi dei figli: al proprio sguardo! Esaurimento, ansia e una relazione sempre più difficile con i figli. Perché quando si vuole strafare, l’errore è in agguato.
Anche con Marco abbiamo lavorato all’aperto, ma in maniera diversa, con un percorso che volutamente ho scelto un po’ più complesso. Il bosco, con i suoi ostacoli reali, lo ha aiutato a comprendere che anche nella relazione genitoriale si può sbagliare, ma è fondamentale sapersi orientare con il cuore, non con la performance.
La natura come spazio di decompressione emotiva
In un tempo in cui tutto è controllo, la natura offre il contrario: imprevedibilità, lentezza, ascolto profondo. È uno specchio senza giudizi, un luogo dove genitori e figli possono ritrovare un contatto più autentico, non mediato da schermi o aspettative.
Lavorare con la psiconatura significa restituire al corpo e alla mente lo spazio per sentirsi parte di qualcosa di più grande. E spesso, è proprio lì che si riscopre una genitorialità più umana, meno performativa, più affettuosa verso se stessi.
Conclusione: genitori radicati, figli liberi
Non esistono genitori perfetti. Esistono genitori che imparano ad ascoltarsi, a chiedere aiuto, a camminare anche nei boschi interiori più intricati. Il mio lavoro, con l’aiuto della natura, è quello di offrire una bussola e un sentiero. Perché spesso, per prendersi davvero cura dei figli, bisogna prima imparare a prendersi cura di sé.
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