Bambini e animali: crescere insieme, ma con rispetto
di Francesca Mugnai
Lavorando ogni giorno con animali e persone e accompagnando famiglie nei percorsi di educazione affettiva e relazionale, mi trovo spesso a riflettere sul grande potenziale che la convivenza tra bambini e animali comporta. Ma anche sugli inevitabili rischi da prevenire.
Che sia un cucciolo di cane, un gatto, un coniglio o un animale da fattoria, la presenza di un animale nella vita di un bambino può diventare un’esperienza fondamentale: educativa, affettiva, trasformativa. Ma perché sia davvero così, serve consapevolezza. Serve rispetto. Serve guida.
Un legame che fa bene, se costruito nel modo giusto
Un animale non è un peluche, né un terapeuta a quattro zampe: è un essere vivente, senziente, con un proprio linguaggio, bisogni specifici, tempi e sensibilità. Proprio per questo può offrire molto: empatia, autonomia, senso di responsabilità, capacità di ascolto e osservazione. Con un cucciolo si può instaurare una relazione pura, autentica, priva di ambivalenze. È una relazione che nutre, rafforza, fa crescere.
Ma proprio per questa intensità emotiva, il rapporto bambino-animale ha bisogno di essere guidato. Altrimenti, rischia di trasformarsi in una relazione mal gestita, frustrante o addirittura pericolosa.
I principali rischi: quando l’amore non basta
Gli incidenti accadono. A volte in contesti domestici, familiari, ritenuti sicuri. Un bambino troppo irruento, una carezza trasformata in strattonamento, un urlo improvviso mentre l’animale riposa: basta poco per far scattare una reazione difensiva. Anche da parte del cane più “buono del mondo”.
Il problema non è l’animale: il problema è la mancanza di conoscenza del suo linguaggio, dei suoi segnali, dei suoi limiti. Spesso un’educazione affettiva distorta può confondere la relazione con il possesso o con l’idea romantica di un animale “sempre buono e disponibile”.
A volte è l’eccesso di sicurezza a essere pericoloso: “Ho già un cane a casa, so come comportarmi”: mi capita di sentirlo spesso dai bambini e anche dagli adulti. Ma ogni animale è diverso, ogni contesto è diverso. E quando mancano barriere fisiche e supervisione adulta, l’incidente può essere dietro l’angolo.
Educare al rispetto: il primo passo verso la convivenza felice
La base di tutto è una cultura della convivenza responsabile. Insegniamo ai nostri figli che l’animale non è un oggetto di gioco, ma un essere con cui entrare in relazione. Che ha diritto al riposo, allo spazio, alla libertà, che può essere stanco, infastidito, impaurito e che può comunicarcelo – se impariamo ad “ascoltarlo”.
Diamo regole semplici, chiare, efficaci: non disturbare mentre mangia o dorme, non urlare, non tirare orecchie e coda, non avvicinare il viso alla sua bocca. Spieghiamo che il cane nella cuccia vuole stare tranquillo, proprio come noi quando chiudiamo la porta della nostra stanza.
Coinvolgiamo i bambini nella cura quotidiana, sempre con supervisione. Lasciamoli partecipare: riempire la ciotola, portare la copertina, pettinare il pelo. Piccoli gesti, grandi insegnamenti.
La scelta dell’animale è una scelta di sistema
Portare un animale in famiglia è una decisione che riguarda tutti. Non si prende un cane “per il bambino”, si adotta perché tutta la famiglia lo desidera, è pronta ad accoglierlo, a gestirlo, a prendersene cura per tutta la sua vita. Ci vogliono tempo, energie, spazi adeguati, risorse. E sì, anche tanta pazienza.
È fondamentale conoscere le caratteristiche della specie, della razza, dell’individuo. Non tutte le razze sono adatte a tutte le famiglie. Alcuni cani hanno un temperamento più reattivo, altri richiedono più attività fisica o stimolazione mentale. Chiedere consiglio a un veterinario comportamentalista o a un educatore può fare la differenza.
Il ruolo dei professionisti: una rete di supporto
Le famiglie possono essere accompagnate verso una relazione equilibrata, sicura e felice con il proprio cane e in generale con gli animali da vari professionisti. Non bisogna avere paura di chiedere un sostegno in tal senso. Basta poco per vivere bene.
I medici possono aiutare a comprendere i rischi igienico-sanitari e le misure preventive. I veterinari insegnano a cogliere i segnali di stress dell’animale, a gestire le sue esigenze. Noi psicologi lavoriamo sull’educazione emotiva, sull’empatia, sull’ascolto profondo.
E poi c’è il lavoro sui traumi. Può capitare che un bambino venga morso o che assista a una scena che gli fa paura. In quei casi è importante non banalizzare, ma neanche demonizzare. Si lavora con il bambino, con la famiglia, con l’animale per ricostruire fiducia, sicurezza e senso di controllo.
Crescere con un animale, in sicurezza
La convivenza tra bambini e animali può diventare una delle esperienze più belle e formative della crescita. Ma perché questo avvenga, è necessario costruire insieme un percorso fatto di conoscenza, rispetto e responsabilità condivisa.
Un animale non è solo un compagno di giochi: è un compagno silenzioso, un alleato prezioso, un essere vivente da amare e comprendere. E come ogni relazione profonda, ha bisogno di tempo, cura e attenzione. Sempre.
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